Tra Draghi e Conte è tregua armata. Per il premier non c’è governo senza M5S

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella è riuscito a rasserenare gli animi anche se tra Giuseppe Conte e Mario Draghi resta ancora il gelo. Il presidente del Consiglio ha riconosciuto come “fondamentale” l'apporto del M5S all'esecutivo e ha sottolineato di essere ora in contatto con Conte e non con Grillo ma ha anche messo in chiaro che un eventuale appoggio esterno dei pentastellati porterebbe alla fine dell'esecutivo e che lui non sarà premier con un'altra maggioranza. Insomma, chi dovesse staccare la spina porterebbe il Paese alle urne. Il premier, per il momento, non vede questi segnali anche se non nasconde una certa preoccupazione: “Chiedete a loro”, si limita a dire ai cronisti riguardo all’atteggiamento di M5S e Lega, “il Governo si muove guardando agli interessi degli italiani come bussola”. 

Nelle parole del Capo dell'esecutivo c’è anche un po' di amarezza, perché nel momento in cui l’Italia ottiene risultati a livello internazionale, dal Consiglio europeo al G7 e al vertice Nato, si preferisce focalizzare l'attenzione “su polemiche che non interessano gli italiani”. A continuare a far rumore sono le parole del sociologo De Masi sul presunto tentativo di Draghi di far fuori Conte dalla guida del Movimento. Il premier nega, dice di voler vedere i messaggi che lo coinvolgono, ribadisce di non essersi mai intromesso nelle dinamiche interne e ricorda come la nascita del Governo sia stata legata alla partecipazione del M5S. Nel Movimento 5 Stelle la spinta per l’uscita dalla maggioranza è sempre più forte anche se le motivazioni sono più di natura politica e legate alla perdita del consenso che a questioni specifiche.

Draghi in conferenza stampa ha annunciato che oggi ci sarà un nuovo contatto con Giuseppe Conte e rimarcato, tra l'altro, che non c’è stata una richiesta di rimpasto; l’ex premier non vuole che la vicenda si trasformi in una lotta di poltrone anche se non tutti i big pentastellati condividono la posizione. I prossimi giorni ci diranno quali saranno i rapporti tra governo e M5S. “Al momento è una tregua armata”: il governo, infatti, non ha intenzione di modificare la norma sul termovalorizzatore di Roma e ritiene che non sia possibile neanche imbastire una trattativa. Se l'esecutivo dovesse blindare il decreto aiuti il M5S potrebbe votare la fiducia ma non il provvedimento finale e potrebbe poi non partecipare al voto del decreto al Senato. Sul tavolo poi c’è il congelamento del superbonus, con il tema aperto delle cessioni dei crediti, e la questione dell'invio delle armi. Non a caso Draghi ha ricordato come G7 e Nato siano uniti a voler un aiuto militare a Kiev, ma per i pentastellati deve esserci un segnale di discontinuità, anche se in verità il dibattito nel Movimento 5 stelle su cosa fare è in corso. 

È tensione sullo ius scholae. Letta: non arretriamo di un millimetro

Slitta l'esame della proposta di legge sulla cittadinanza alla Camera ma non si placa lo scontro politico. Dopo la chiusura della discussione generale, l'Aula di Montecitorio ha votato il rinvio alla prossima settimana di tutti i provvedimenti iscritti all'ordine del giorno, comprese le nuove norme sulla cittadinanza ai minori stranieri che abbiano completato un ciclo scolastico e quelle sulla cannabis. Un pit stop tecnico è stato chiesto dal deputato dem Emanuele Fiano e nelle intenzioni del Pd consentirebbe di mantenere le pdl nel calendario di luglio. 

Nessun “cedimento”, dunque, rispetto alla richiesta della Lega di bloccare l'iter parlamentare dei provvedimenti, con Matteo Salvini che ha minacciato la tenuta della maggioranza in caso di forzature da parte di Pd e M5S. A rimarcarlo è direttamente Enrico Letta: “Sullo ius scholae non arretriamo di un millimetro. Non accettiamo ricatti sulla pelle dei ragazzi e delle loro famiglie”. Per Letta, l'estensione della cittadinanza non è infatti “solo una concessione di un diritto ma una legge di interesse nazionale”, perché “il futuro del Paese passa dall'integrazione”. Quindi l'affondo contro Meloni e Salvini: “Siamo noi i veri patrioti, non loro. Le barricate sullo ius scholae significano una sola cosa: non vogliono nessun altro che non sia in continuità con la razza italiana”. Letta si è detto “sorpreso” da chi vorrebbe legare la discussione sul tema alla tenuta dell'esecutivo: “Si fa cadere il Governo per fatti drammatici, non perché un ragazzo italiano a tutti gli effetti possa avere la cittadinanza”. 

Immediata la replica della Lega: “Spiace che il Pd, che una volta rappresentava i lavoratori, adesso abbia come priorità droga e immigrati. Le minacce di Letta? Non spaventano nessuno, Enrico stia sereno”, ha replicato il Carroccio, intenzionato a dar battaglia in Aula con 1500 emendamenti. Da FdI Giorgia Meloni tuona: “Io razzista? Allora voi governate con dei razzisti pur di mantenere la poltrona”. Favorevole al rinvio del testo anche il capogruppo di Forza Italia Paolo Barelli secondo cui “i temi divisivi devono stare fuori dal perimetro parlamentare”. E anche il leader di Azione Carlo Calenda, pur dicendosi “molto favorevole” allo ius scholae, ha avvertito gli alleati: “Attenzione a non mettere in crisi il Governo, bisogna evitare battaglie che diventano di bandiera”. 

Il governo approva il nuovo decreto taglia-bollette

In previsione dei rincari per luce e gas mentre il governo vara un nuovo decreto taglia-bollette da tre miliardi di euro per dare ossigeno a famiglie e imprese. “Sono stati approvati provvedimenti urgenti per sostenere il potere di acquisto delle famiglie, abbattiamo l'Iva e rafforziamo il bonus sociale, interveniamo per incrementare lo stoccaggio di gas naturale e gli aiuti alle famiglie sulle bollette”, ha detto il Presidente del Consiglio Mario Draghi durante la conferenza stampa dopo il Consiglio dei ministri, sottolineando che in assenza di questi interventi “ci sarebbe stato un disastro, con aumenti fino al 45%”. Il premier ha quindi fatto presente che “per le bollette abbiamo speso 30 miliardi dall'inizio dell'anno” e “con questi provvedimenti e quelli che prenderemo a luglio questo importo salirà ancora; stiamo riformando l'assetto energetico del Paese”. 

L'Arera, l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente, sta facendo i conti per calcolare l'impatto dei nuovi prezzi sul mercato tutelato di luce e gas che scatteranno già oggi e renderà note le nuove tariffe. Nei giorni scorsi Nomisma energia ha stimato aumenti a due cifre per il terzo trimestre ma sono previsioni che non tengono conto delle nuove misure e bisognerà attendere i numeri aggiornati dell'Arera per avere certezze. Nel dettaglio, il Governo per ridurre gli aumenti ha annullato le aliquote relative agli oneri generali di sistema per le utenze domestiche e non domestiche in bassa tensione, oltre che per le utenze con potenza disponibile superiore a 16,5 kW. Si tratta in particolare delle piccole utenze come negozi, piccole e medie imprese, attività artigianali, commerciali o professionali, capannoni e magazzini, o per usi d’illuminazione pubblica. 

Sono state assoggettate all'Iva al 5% le somministrazioni di gas metano per usi civili e industriali e sono mantenute al livello del secondo trimestre le aliquote relative agli oneri generali di sistema per il gas. Inoltre il decreto taglia-bollette prevede estende il bonus sociale in favore dei clienti domestici economicamente svantaggiati e ai clienti domestici in gravi condizioni di salute anche per il primo trimestre 2022. Le soglie di reddito per accedere ai bonus sono 8 mila euro per il primo trimestre 2022, 12 mila per il secondo e il terzo. Tra gli altri provvedimenti c’è anche la concessione di un prestito da 4 miliardi a Gse, Gestore servizi energetici, per l'acquisto di gas naturale finalizzato agli stoccaggi: l'obiettivo degli stoccaggi del gas “è il 90%, oggi siamo al 57%” ha detto il sottosegretario alla presidenza del consiglio Roberto Garofoli illustrando la misura approvata in Cdm.



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