Slitta l’arrivo in aula della riforma della giustizia. Tensione nel M5S

Il braccio di ferro sulla riforma della giustizia continua; il primo effetto è lo slittamento dell'arrivo in aula alla Camera che il Governo aveva preventivato per il 23 luglio, tempi impossibili da rispettare per la II Commissione di Montecitorio alle prese con oltre 1.600 emendamenti, 917 dei quali solo del Movimento 5 Stelle, che continua a tenere alto il muro anche se la trattativa continua. Il dossier, intanto, è sulle scrivanie della Guardasigilli Marta Cartabia ma anche del premier Mario Draghi che lunedì scorso aveva ricevuto assicurazioni dal leader in pectore dei Cinque Stelle Giuseppe Conte che i suoi avrebbero tenuto un atteggiamento positivo e di collaborazione. Sulla prescrizione, però, il muro dei gruppi resta alto, anche se nell'ala governista nessuno vuole arrivare all'incidente diplomatico. Un punto cruciale può essere quello annunciato in aula, alla Camera, dalla stessa Cartabia, chiarendo che “la riforma prevede un ingresso graduale”, perché “c'è una norma transitoria per consentire agli Uffici che sono in maggiore difficoltà di attrezzarsi e sfruttare le occasioni degli investimenti e anche della digitalizzazione per poter essere al passo con i tempi”. Giuseppe Conte, però, lo ha detto chiaramente in assemblea congiunta con i gruppi pentastellati: pur senza voler difendere bandiere ideologiche “c'è un limite che non possiamo oltrepassare”, cioè “che possano svanire nel nulla centinaia di migliaia di processi, ed è un rischio concreto”, ha ribadito l'ex presidente del Consiglio.  

In questi giorni più volte questo pericolo è stato associato ai procedimenti per mafia, terrorismo o quelli che riguardano gli eventi più drammatici della storia recente del Paese, come il crollo del Ponte Morandi. Su questo è direttamente la Cartabia a replicare, alla Camera, durante il question time: “Spesso in questi giorni si è detto che andranno in fumo, non è così”, perché “non è prevista alcuna prescrizione. E nella proposta di riforma, si esclude ogni tipo di improcedibilità”. A rincarare la dose, però, è l'Associazione nazionale magistrati: “La soluzione messa in campo dall'emendamento governativo sulla prescrizione “non contiene una misura acceleratoria, capace di assicurare una durata ragionevole, ma un meccanismo eliminatorio di processi destinato a operare senza poter essere illuminato da un criterio”. In difesa della Ministra si schiera il sottosegretario alla Giustizia Francesco Paolo Sisto. Oltre a FI e Italia viva, anche Matteo Salvini fa scudo al testo; il leader della Lega tende la mano anche a Draghi: “Se il presidente del Consiglio riterrà di dover porre la fiducia, avrà il nostro sostegno”. Sarebbe lo scenario peggiore per il M5S, che al di là delle posizioni pubbliche, all'interno dei gruppi teme una spaccatura - tra ortodossi e governisti - se si arrivasse all'aut aut. 

La Soldi supera il voto in Vigilanza ed è la nuova Presidente della Rai

Marinella Soldi supera per due voti la prova della Vigilanza Rai ed è ufficialmente la nuova presidente di Viale Mazzini. Si chiude così l'era di Marcello Foa e inizia quella della manager scelta da Mario Draghi e dal Ministro dell'economia Daniele Franco. Tuttavia il voto nella bicamerale disegna un quadro scomposto, con perplessità all'interno della maggioranza ancora vive nei confronti dell'ex di Discovery. Il quorum viene raggiunto e superato ma la mancata partecipazione dell'opposizione, Daniela Santachè e Federico Mollicone (FdI) e il voto contrario di Gianluigi Paragone (ex 5 Stelle), mettono in luce le perplessità della maggioranza. Sono infatti 3 le schede bianche e 4 i rimanenti no, difficili da scovare essendo il voto in Vigilanza custodito nel segreto dell'urna. Insomma i mal di pancia nei confronti di Soldi non sono stati sedati. Il duo Soldi-Fuortes non aveva raccolto gli applausi delle forze politiche che sostengono l'esecutivo Draghi, con dubbi e perplessità mai nascoste soprattutto da Forza Italia e dal Movimento 5 Stelle. Il partito di Silvio Berlusconi, riesce comunque a intestarsi la casella del partito di Giorgia Meloni inserendo in Cda Simona Agnes. Alla fine così non è stato ma la fotografia del voto in Vigilanza Rai racconta molto più. Con un assente nelle fila della Lega per quarantena e due non votanti, alla designata alla presidenza della RAI mancano 7 voti; ne sarebbero mancati di più, visto che a Pier Ferdinando Casini era stato comunicato per errore un orario sbagliato di convocazione e solo in extremis è riuscito a esprimere il suo gradimento. Con il Cda al completo e i vertici nel pieno delle funzioni si apre la corsa per i direttori di rete e dei tg: ad ottobre scadono il Tg1 e Tg2, mentre per Tg3, Rainews e Radio1 bisognerà a spettare il prossimo anno. 

Spara dopo una lite, assessore leghista uccide immigrato

Un arresto per omicidio volontario e poi un'indagine che è virata quasi subito all'accusa meno pesante di eccesso colposo in legittima difesa. Sta anche in questi dubbi giuridici l’eccezionalità di quanto accaduto martedì sera di fronte a un bar a Voghera (Pavia), con un assessore alla Sicurezza, il leghista Massimo Adriatici, ai domiciliari per aver sparato, a suo dire per “errore” mentre cadeva dopo una spinta, a un marocchino senzatetto di 39 anni, Youns El Boussettaoui, che stava infastidendo alcuni clienti del locale. L’episodio cruento accaduto nella città dell’Oltrepò pavese ha già diviso ovviamente la politica sulle tematiche della sicurezza: “Altro che far west, a Voghera si fa strada l'ipotesi della legittima difesa”, ha commentato a caldo il leader della Lega Matteo Salvini, mentre per il segretario del Pd Enrico Letta “un uomo è morto, per colpa di una pistola” e “una cosa dobbiamo e possiamo farla: #StopArmiPrivate”. A dire di tutti dovrà essere la Magistratura a fare chiarezza ma le polemiche non si fermano.

Conte cerca di mediare tra Governisti e Ortodossi

Da un lato la permanenza “da protagonisti” nell'esecutivo guidato da Mario Draghi, dall'altro la salvaguardia dei valori fondanti del M5S. È una strettoia tra incudine e martello quella che sta percorrendo in queste ore Giuseppe Conte, leader in pectore di un Movimento ancora disorientato dopo le tensioni sullo statuto, ma soprattutto diviso tra governisti e ortodossi. Questi ultimi, in forze sia alla Camera che al Senato, hanno mal digerito alcuni passaggi del discorso fatto dall'ex premier ai gruppi parlamentari, interpretati come una promessa di lealtà al premier senza, in fondo, troppe condizioni. Tutti sanno che il negoziato è complicatissimo, ma c’è anche chi scommette che alla fine Conte porterà a casa il risultato non solo sulla giustizia ma anche sul reddito di cittadinanza che da qualche tempo viene messo in forte discussione. Ogni mediazione dovrà viaggiare necessariamente sui contenuti, è il refrain dei pentastellati nei corridoi di Montecitorio, in primis sulla spina dell’improcedibilità, per cui il punto di caduta deve essere “sostanziale” e non di facciata: “Noi manterremo lo spirito costruttivo sugli emendamenti, ma se si andrà avanti con l’impunità non potremo che dare battaglia” dice senza giri di parole l'ex sottosegretario Vittorio Ferraresi. Proprio per questo, l'ipotesi della fiducia fa paura. 

Intanto in mattinata un gruppo di attivisti della prima ora, con alla guida la consigliera regionale Francesca De Vito e supportati dagli ex dell'Alternativa c’è, si sono fatti sentire davanti alla Camera richiamando gli eletti alla tutela dei principi fondativi del Movimento: “Il governo dei migliori si inventa l’improcedibilità come soluzione alle lungaggini processuali”, lo slogan. Altra nota dolente sono i malumori di chi continua a pensare che il nuovo statuto sia troppo “verticistico” e apra la strada, nei fatti, ad un partito tradizionale. Alcuni militanti romani sono arrivati a mettere a punto un documento in cui s’invita a non votare lo statuto di Conte perché ritenuto “illegittimo” e “antidemocratico” per 18 diverse ragioni. Su questo fronte, però, non ci sono negoziati possibili e il testo, frutto della ricomposizione dei sette saggi, andrà ai voti il 2 e il 3 agosto. Intanto, l'antipasto della consultazione degli iscritti sulla nuova piattaforma SkyVote è la scelta del candidato sindaco di Torino del Movimento 5 Stelle. La terza grana è il nervosismo crescente sul titolare del Mite Roberto Cingolani, che ha raggiunto un livello d'allerta: le perplessità sul suo operato sono state esplicitate anche nella riunione dei parlamentari con Conte. Gli eletti hanno chiesto all'ex premier di guidare il Movimento nella difesa delle riforme simbolo messe in campo in questi anni, dalla giustizia all'ambiente. Nessun intervento da parte dei big, ma Roberto Fico in giornata si è mostrato fiducioso: "I detrattori dicono che il Movimento è finito ma siamo ancora qui e adesso partiremo più forti di prima”. 

L’Aula del Senato

Dopo che ieri il governo ha posto la questione di fiducia, L’Assemblea del Senato tornerà a riunirsi alle 9.30 per l’approvazione definitiva del decreto relativo all'emergenza da COVID-19 per le imprese, il lavoro, i giovani, la salute e i servizi territoriali, il cosiddetto sostegni bis. Alle 15.00 svolgerà le interrogazioni a risposta immediata.

Le Commissioni del Senato

Per quanto riguarda le Commissioni, la Affari Costituzionali con la Giustizia esaminerà il decreto per il rafforzamento della capacità amministrativa delle Pubbliche amministrazioni funzionale all'attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) e per l'efficienza della giustizia. La Bilancio esaminerà il rendiconto generale dell'Amministrazione dello Stato per l'esercizio finanziario 2020 e le disposizioni per l'assestamento del bilancio dello Stato per l'anno finanziario 2021. La Finanze dibatterà i ddl relativo all’imposta di registro sugli atti giudiziari e quello sul rapporto di conto corrente. Alle 14.30, con la rispettiva dalla Camera, ascolterà il Ministro dell'economia e delle finanze Daniele Franco sulle tematiche relative alla riforma fiscale. La Lavori Pubblici, con la Lavoro, esaminerà il decreto per la tutela delle vie d'acqua di interesse culturale e per la salvaguardia di Venezia, nonché disposizioni urgenti per la tutela del lavoro. La Industria e si confronterà sull’affare assegnato per la razionalizzazione, la trasparenza e la struttura di costo del mercato elettrico e gli effetti in bolletta in capo agli utenti. 

L’Aula della Camera

L’Aula della Camera tornerà a riunirsi alle 9.30 per l’esame del decreto, sul quale il Governo è intenzionato a mettere la fiducia, sulla governance del Piano nazionale di ripresa e resilienza e le prime misure di rafforzamento delle strutture amministrative e di accelerazione e snellimento delle procedure, il cosiddetto decreto semplificazioni. A seguire si confronterà sul conto consuntivo della Camera per l’anno finanziario 2020 e il progetto di bilancio della Camera per l'anno finanziario 2021.  

Le Commissioni della Camera

Per quanto riguarda le Commissioni, la Affari Costituzionali, con la Trasporti, concluderà le votazioni sul decreto per la definizione dell'architettura nazionale di cybersicurezza e l’istituzione dell'Agenzia per la cybersicurezza nazionale.  La Giustizia si confronterà sulla pdl sulla manipolazione artificiale di immagini di persone reali allo scopo di ottenerne rappresentazioni nude e la pdl per l’istituzione di nuove Corti d'appello e di sezioni distaccate di Corti d'appello. La Commissione Esteri ascolterà il sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova sull'impegno dell'Italia per la tutela dei diritti umani nel mondo. La Affari Sociali esaminerà la pdl sull’assegno temporaneo per figli minori e proseguirà le audizioni sulle pdl per la tutela delle persone sorde e dei loro figli, l'integrazione sociale e culturale e la piena partecipazione alla vita civile. La Agricoltura esaminerà la pdl per la tutela, lo sviluppo e la competitività della produzione agricola, agroalimentare e dell'acquacoltura con metodo biologico. 

 



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