Il Governo incontra le opposizioni. Conte rilancia l’unità

D'ora in poi maggioranza e opposizione siederanno a due tavoli tecnici per valutare insieme i prossimi provvedimenti normativi volti a contrastare l'emergenza coronavirus. È l'esito dell'incontro con l'esecutivo durato circa tre ore a Palazzo Chigi; al confronto, presieduto da Giuseppe Conte, hanno partecipato per il Governo i ministri Roberto Gualtieri, Federico d'Incà e Roberto Speranza, oltre al sottosegretario alla presidenza del Consiglio Riccardo Fraccaro, per l'opposizione, erano presenti il segretario leghista Matteo Salvini, la presidente di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni e il vice presidente di FI Antonio Tajani, tutti con indosso mascherine e a distanza anti-contagio. Per mettere a punto il prossimo decreto aprile il Governo è pronto a collaborare. Il ministro dell'Economia ha ribadito che nel provvedimento di aprile ci saranno le risorse aggiuntive che serviranno per sostenere imprese e lavoratori a superare la crisi. Sulle risorse del decreto di marzo, ha spiegato, è noto che i 25 miliardi sono stati già tutti impegnati accogliendo anche le richieste venute dall'opposizione. 

La precisazione è arrivata dopo che la Lega ha lamentato il mancato stanziamento di risorse aggiuntive a sostegno delle partite Iva. “Quantomeno ci hanno ascoltato”, ha ammesso Matteo Salvini, parlando dell'atteggiamento del governo, al termine dell'incontro: “Abbiamo fatto presente che esiste un Parlamento”, ha aggiunto. “Però ci hanno detto che ci coinvolgeranno per il decreto di aprile. Quantomeno stasera sia l'inizio di un percorso che vede tutti insieme a collaborare”. Stando a quanto riferito dai partiti di opposizione, il Governo si è impegnato a valutare di trasformare i quattro decreti sull'emergenza coronavirus in uno solo e ha garantito la doppia lettura dei provvedimenti alle Camere. Durante l'incontro, il leader della Lega e la presidente di FdI hanno poi chiesto a Conte di non sollecitare il ricorso ai fondi del Mes per l'emergenza coronavirus; per Conte Mes al momento può essere utilizzato solo a condizioni che tutte le forze della maggioranza lo considerino accettabile. 

Conte poi avrebbe comunicato ai leader dell'opposizione che la Cancelliera tedesca Angela Merkel ha promesso che la Germania invierà 300 respiratori all'Italia e che oggi verranno distribuite 3 milioni e mezzo di mascherine. “Abbiamo detto no al ricorso ai fondi del Mes”, ha affermato Meloni, al termine dell'incontro, “Abbiamo chiesto maggiore serietà nella comunicazione, maggior coinvolgimento del Parlamento e data la nostra disponibilità a collaborare”; “È chiaro che il nostro giudizio sul decreto marzo dipende da cosa ci sarà scritto nel decreto aprile”, ha continuato con riferimento al Cura Italia, auspicando che, d'ora innanzi, il Governo proceda con “decreti condivisi e non decreti comunicati”. “Abbiamo attivato due tavoli tecnici, sia a livello parlamentare sia politico” in modo tale che maggioranza e opposizione procederanno “nel valutare insieme la strategia dell'Italia sul coronavirus”, ha spiegato Tajani, “A questi tavoli porteremo le nostre proposte. Siamo qui con spirito collaborativo”, ha garantito. 

Mattarella ribadisce: massimo impegno sulle carceri. Contraria la Lega

Nel pieno dell'emergenza coronavirus il capo dello Stato Sergio Mattarella invoca il massimo impegno per affrontare la difficile situazione delle carceri e quindi migliorare le condizioni di vita dei detenuti e della polizia penitenziaria. Il monito secondo il Pd e Iv va certamente seguito adottando, in occasione della conversione in legge del decreto Cura Italia, provvedimenti che consentano di ridurre il sovraffollamento che rischia di trasformare i penitenziari in focolai di contagio. Non sembra però cambiare idea il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede: Mattarella “ci indica la direzione da seguire. Ed è quello che stiamo facendo con numerosi interventi necessari a garantire la dignità e la salute di chi vive e lavora negli istituti penitenziari”. Il Pd fa appello all'opposizione a collaborare ma la Lega chiude subito la porta a ogni ipotesi di “scarcerazioni legalizzate”. 

E intanto anche gli addetti ai lavori premono sul Governo perché agisca subito; l'impellenza è dettata anche dai dati sul contagio nelle carceri diffusi in serata dal Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria: sono 17 i detenuti positivi. Il presidente della Repubblica interviene, con una lettera al Gazzettino, sul tema carceri che ha visto nelle scorse settimane forti proteste dei detenuti e persino rivolte cruente, con 13 morti tra gli stessi reclusi. La sua è una risposta all'appello che hanno rivolto a lui e al Papa i detenuti delle carceri di Venezia, Padova e Vicenza, lamentando le restrizioni imposte con l'emergenza Coronavirus. “La vostra lettera mi ha molto colpito perché è il segno di una sincera preoccupazione per la gravissima epidemia che sta interessando il nostro Paese” scrive Mattarella, che si dice consapevole della “difficile situazione delle carceri, sovraffollate e non sempre adeguate a garantire appieno i livelli di dignità umana”. 

Queste parole lasciano il segno nella maggioranza: il Pd,con il responsabile Giustizia Valter Verini chiede di andare oltre i passi compiuti con il decreto Cura Italia, che ha previsto la detenzione domiciliare per chi ha un residuo di pena di 18 mesi ma l'ha condizionata alla disponibilità dei braccialetti elettronici, che scarseggiano. E il vice segretario Andrea Orlando si rivolge all'opposizione: basta “derby tra chi vuole durezza e chi indulgenza, ora occorre evitare che il carcere diventi un focolaio” e per questo bisogna agire con “strumenti flessibili” per combattere il sovraffollamento. “Se vogliamo che le parole del Presidente della Repubblica non restino inascoltate è necessario che il Governo intervenga, subito” dice Lucia Annibali, responsabile Giustizia di Iv, che giudica le misure “insufficienti”. Va dritto per la sua strada Bonafede, che evidenzia l'impegno per dotare gli agenti di Polizia penitenziaria di mascherine e le carceri di tende per il triage.  

In Parlamento

Nella giornata di oggi l’assemblea del Senato non si riunirà; i lavori riprenderanno domani alle 15.00 per le Comunicazioni del Presidente. Per quanto riguarda le Commissioni, la Bilancio inizierà l’esame del decreto legge per il potenziamento del Servizio sanitario nazionale e il sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese connesse all'emergenza epidemiologica da COVID-19, il cosiddetto decreto Cura Italia. Alle 15.00, in sede congiunta con la rispettiva della Camera, ascolterà in videoconferenza il Ministro dell'economia e delle finanze Roberto Gualtieri sulle recenti misure economiche adottate dal Governo. L’Assemblea della Camera tornerà a riunirsi domani alle 15.00 per lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata; oggi le Commissioni non si riuniranno. 

Il Governo torna in Parlamento. Prima Conte poi Azzolina e Speranza

L'informativa del presidente del Consiglio Giuseppe Conte sull'emergenza coronavirus si dovrebbe svolgere giovedì mattina nell'Aula della Camera e subito dopo al Senato (orari indicativi le 9.30 e le 12.30), ma saranno le Conferenze dei capigruppo dei due rami del Parlamento, oggi alla Camera e domani al Senato, a decidere data e ore esatte. Intanto, si stanno valutando anche le informative della Ministra dell'Istruzione Lucia Azzolina e del Ministro della Salute Roberto Speranza: Azzolina dovrebbe riferire al Senato, s’ipotizza nella stessa giornata di giovedì, Speranza, chiamato in Aula da Italia viva sul tema delle mascherine e dei ritardi nelle consegne, potrebbe invece svolgere l'informativa urgente la prossima settimana, sia alla Camera che al Senato. Dovrebbe essere ascoltato dal Parlamento anche il commissario Domenico Arcuri: tra le ipotesi avanzate in queste ore, viene spiegato, c’è la possibilità che Arcuri sia ascoltato nei prossimi giorni dalle commissioni di Camera e Senato in sede congiunta, o che possa collegarsi in videoconferenza già in occasione della Conferenza dei capigruppo di domani al Senato per un primo intervento.

Sul decreto Cura Italia non c’è ancora l’accordo su iter ed emendamenti

Alla vigilia dell'avvio dell'esame in Senato del decreto Cura Italia, che accorperà tutti i provvedimenti varati dal Governo sull'emergenza coronavirus, restano ancora da sciogliere due nodi fondamentali: numero degli emendamenti e numero dei passaggi in Parlamento, ovvero se fare solo due letture oppure prevederne tre. Non si tratta di questioni relative solo alle procedure parlamentari ma diventano essenziali sia per evitare che il testo del decreto venga stravolto sia per avere la sicurezza di una sua conversione in legge entro la dead line di fine aprile. A far da contorno, restano le polemiche tra maggioranza e opposizione sul ruolo del Parlamento e sulla ripresa dell’attività di Camera e Senato, con la richiesta avanzata dal centrodestra di una “convocazione permanente”. Il vertice convocato dal ministro per i rapporti con il Parlamento Federico D'Incà (in videoconferenza) con i capigruppo delle forze di maggioranza di Camera e Senato per decidere la linea in vista dell'avvio dei lavori in commissione Bilancio non è stato risolutivo, ma solo interlocutorio. 

Al centro della discussione lo spazio da lasciare alle modifiche delle opposizioni e, di conseguenza, al numero di letture. Prevederne solo due, infatti, presuppone che alla Camera il testo arrivi blindato, senza possibilità di intervenire con emendamenti, ipotesi questa che viene rispedita al mittente dalle opposizioni, pronte a dare battaglia. L'orientamento prevalente nella maggioranza, e sul punto ci sarebbe anche la disponibilità del Governo, è di non comprimere il dibattito, ma stabilire tempi certi per l'esame, con una sorta di contingentamento degli emendamenti, attraverso un coordinamento tra i capigruppo di maggioranza e opposizione. L'imperativo, per i giallorossi e per l'esecutivo, è fare in fretta ed evitare l'assalto alla diligenza. Il tema viene posto anche all'interno della stessa maggioranza, dove M5S e Italia viva hanno già ripetutamente annunciato modifiche, ad esempio alle norme sugli autonomi e le partite Iva; toccherà alla capigruppo di domani sciogliere questi nodi. 

Comunque sia saranno le conferenze dei capigruppo a decidere e saranno quelle le sedi ufficiali in cui sciogliere anche un altro nodo, ancora irrisolto, sulle modalità di votazione in Aula, alla presenza di 630 deputati e 315 senatori. Come consentire a tutti di essere presenti e votare pur rispettando le prescrizioni di sicurezza e la distanza di almeno un metro? Diverse le ipotesi in campo, tra cui anche quella del voto a scaglioni o per chiamata, come avviene nel caso della fiducia. Ma sono soluzioni che non eliminerebbero il problema delle votazioni consecutive sugli emendamenti. Il presidente della commissione Affari costituzionali, Giuseppe Brescia propone di “convocare un tavolo tecnico presso la Giunta per il Regolamento per approntare un sistema sicuro ed efficiente” e consentire di svolgere l’attività in videoconferenza. Quello dell’attività parlamentare è un tema che continua a creare tensioni tra maggioranza e opposizioni: il centrodestra chiede una convocazione "permanente del Parlamento”, tornando a puntare il dito contro la chiusura di Senato e Camera proprio nel pieno dell'emergenza. 



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