Ad aprire le danze delle elezioni regionali del 2019 sarà l’Abruzzo. I cittadini della regione saranno chiamati alle urne domenica 10 febbraio dalle 7.00 alle 23.00 per il rinnovo del Consiglio regionale e l’elezione del nuovo Presidente. In questo caso, le elezioni saranno anticipate in seguito alle dimissioni del Presidente della Regione Luciano D’Alfonso (PD), avvenute lo scorso 9 agosto, in seguito alla sua elezione come Senatore. Dopo le dimissioni, è divenuto Presidente vicario il Vicepresidente della Regione Giovanni Lolli (PD) che però non si è ricandidato in questa tornata elettorale.

A contendersi la poltrona più importante di Palazzo dell'Emiciclo saranno quattro candidati: a rappresentnaza del centrodestra il senatore di Fratelli d’Italia eletto nel Lazio, Marco Marsilio, l’ex Vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura Giovanni Legnini del PD, l’avvocatessa pentastellata Sara Marcozzi, già candidata Presidente alle elezioni regionali in Abruzzo del 2014 per il M5S, e l’esponente di Casapound Stefano Flajani. In un contesto politico nel quale le consultazioni elettorali locali hanno acquisito una valenza nazionale, questa tornata elettorale rappresenterà il primo vero banco di prova per valutare la tenuta dei partiti che supportano il Governo guidato dal Premier Conte. Un test importante in vista delle prossime elezioni europee, che permetterà anche di misurare la ricaduta elettorale delle politiche del Governo all’indomani dell’approvazione della Legge di bilancio e del lancio del reddito di cittadinanza e quota 100.

Le Elezioni Regionali in Abruzzo

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Il sistema elettorale

La legge elettorale abruzzese non è cambiata nonostante la proposta di modifica delle soglie di sbarramento. Si tratta di un sistema elettorale proporzionale con soglie di sbarramento (al 4% per le liste non coalizzate e del 2% per quelle inserite all’interno di una coalizione) e premio di maggioranza per la lista (o le liste) che appoggiano il candidato governatore vincente. Il premio garantisce alla lista, o coalizione di liste, che sostiene il candidato governatore vincente, un numero minimo di 17 seggi (ovvero circa il 60%). Al fine di garantire la rappresentanza minima delle opposizioni, le liste vincenti non possono ottenere più di 19 seggi (ovvero il 65%).

Viene eletto Presidente, il candidato che raccoglie il maggior numero di voti validi, mentre il candidato presidente secondo classificato entra di diritto in Consiglio regionale, formato da altri 29 componenti che vengono eletti nelle quattro circoscrizioni regionali. Il sistema esclude il ballottaggio. E’ possibile esprimere il voto di doppia preferenza, a condizione che i candidati siano di sesso diversoe non è valido il voto disgiunto.

Centrodestra

(Fratelli d’Italia, Lega Salvini Abruzzo, Forza Italia, Azione Politica, UDC-Democrazia Cristiana-Idea) - Programma

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La coalizione di centrodestra ha deciso di riservare a Fratelli d’Italia la designazione del candidato presidente. Dalla terna proposta da Giorgia Meloni, che comprendeva l'ex assessore regionale dell'Abruzzo Giandonato Morra, il cardiochirurgo dell'ospedale di Chieti Massimiliano Foschi, e il senatore Marco Marsilio, i partiti di centrodestra hanno deciso di affidare la candidatura per la regione Abruzzo proprio a Marsilio. Già deputato della XVI legislatura. Da marzo 2014 è segretario amministrativo di Fratelli d’Italia e dal 2015 Coordinatore regionale nel Lazio. Alle elezioni politiche del 2018 è stato eletto al Senato ed è componente della Commissione Bilancio.

Il candidato di centrodestra è appoggiato da Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia, dal movimento civico di ispirazione liberale e popolare Azione Politica guidata da Gianluca Zelli, amministratore delegato di Humangest e da Udc-Dc-Idea. I problemi all’interno della coalizione sono nati proprio a causa della formazione neocentristra che raggruppa l’Unione di Centro, la rediviva Democrazia Cristiana di Gianfranco Rotondi e Identità e Azione di Gaetano Quagliariello. Il pomo della discordia sono state le candidature di due esponenti politici che avevano appoggiato il centrosinistra nella precedente consiliatura (Mario Olivieri, consigliere regionale uscente di Abruzzo Civico e di Marianna Scoccia, ex assessore provinciale dell'Aquila di centrodestra, moglie dell’assessore regionale uscente di Abruzzo Civico Andrea Gerosolimo). Ma a pesare è stato soprattutto la provenienza non abruzzese del candidato Presidente.

Centrosinistra

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(Partito Democratico, Abruzzo in comune, Centristi per l’Europa-Solidali e Popolari, Avanti Abruzzo-Italia dei Valori, Legnini Presidente, +Abruzzo-Centro Democratico, Abruzzo Insieme-Abruzzo Futuro, Progressisti con Legnini-Sinistra Abruzzo-LeU) - Programma

Il centrosinistra candida alla corsa elettorale per la Regione Giovanni Legnini, ex Presidente del Consiglio superiore della magistratura. Nella sua carriera politica ha ricoperto ruoli di estrema importanza, prima Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri durante il Governo Letta e successivamente Sottosegretario al MEF nel Governo Renzi. Il 10 dicembre 2018 ha annunciato la sua candidatura a Presidente della Regione.

La sinistra si presenta unita. Il candidato è sostenuto da otto liste, capeggiate dal PD, tra cui ci sono anche Progressisti con Legnini con l’appoggio dei partiti di sinistra compreso LeU, Avanti Abruzzo di ispirazione socioliberale e che comprende anche Italia dei Valori e +Abruzzo-Cd, promossa da +Europa e Civica Popolare della Lorenzin. A queste liste si aggiungono Abruzzo in comune, composta da amministratori civici di area PD guidati dal capogruppo uscente del PD in Consiglio Regionale Sandro Mariani, dai civici di Abruzzo Insieme, guidati dall’ex assessore della Giunta D’Alfonso, Donato Di Matteo, dal movimento espressione dell’associazionismo cattolico Centristi per l'Europa-Solidali e Popolari ed infine, la lista del candidato del centrosinistra, Legnini Presidente, composta da espressioni del mondo della cultura e della formazione, del lavoro e delle professioni.

Movimento 5 Stelle - Programma

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Seguendo la strategia, ormai consolidata da tempo, di concorrere senza stringere alcuna alleanza prima del voto, il Movimento 5 Stelle propone come suo candidato Sara Marcozzi. Avvocato, nata a Pescara ma residente da sempre a Chieti, entra a far parte del Movimento 5 Stelle nel 2011 e dal 2017 è portavoce del MeetUp Amici di Beppe Grillo Chieti (Chieti 5 Stelle). Già candidata alla presidenza nel 2014, a settembre è stata scelta per la seconda volta dagli iscritti della piattaforma Rousseau. È considerata una fedelissima del vicepremier Luigi Di Maio. Questa volta si candida, dopo anni di opposizione alla giunta di centrosinistra, proponendo con forte entusiasmo di “rendere l’Abruzzo un posto migliore in cui vivere, lavorare e in cui crescere i propri figli”.

CasaPound Italia - Programma

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Il quarto e ultimo candidato è Stefano Flajani, avvocato e militante di CasaPound Italia. La sua campagna politica si concentra sulla proposta di nazionalizzare le autostrade A24 e A25, che nel 2012, erano state riconosciute come infrastrutture strategiche. Flajani sostiene che l’attuale gestione stia lucrando sulle spalle degli abruzzesi.

Il Commento di Nomos

Le elezioni regionali in Abruzzo sono il primo appuntamento elettorale di un certo peso dopo l’approvazione della Legge di Bilancio 2019. Si tratta di un test per testare la tenuta del governo pentastellato e per verificare lo stato di salute delle opposizioni.

La coalizione favorita per la vittoria è quella di centrodestra sebbene le polemiche sulla provenienza non abruzzese del candidato presidente Marco Marsilio. Nonostante questo, la crescente valenza nazionale della competizione politica, sta trasformando la campagna elettorale in un test dell’adesione popolare al messaggio salviniano. In questo scenario, sarà interessante vedere il risultato di Fratelli d’Italia e di Forza Italia: da una parte, il partito della Meloni dovrà riuscire a differenziare il proprio messaggio da quello della Lega, dall’altra Forza Italia dovrà dare segnali di ripresa dopo la batosta del 4 marzo.

L’altro partito di governo, il M5S, fino a poche settimane fa sembrava certo della vittoria, in virtù anche del clamoroso risultato ottenuto alle Politiche. Nelle ultime settimane, però, si è accentuato il problema atavico del movimento grillino, quello di non riuscire a convertire i voti ottenuti alle Politiche in consenso radicato territorialmente.

Proprio per questo motivo, Giovanni Legnini sembra il candidato che può mettere in difficoltà il centrodestra grazie all’autorevolezza della sua candidatura e dall’inclusività che ha caratterizzato la costruzione della coalizione che lo appoggia.

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