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Aggiornato il 21 May 2019 8:01 am

I risultati delle Elezioni Regionali in Abruzzo

Vittoria schiacciante del centrodestra che conquista la poltrona più importante di Palazzo dell’Emiciclo. Il neo eletto Presidente Marco Marsilio arriva a sfiorare la maggioranza assoluta con il 48,03% dei voti, sconfiggendo il centrosinistra di Giovanni Legnini che ottiene il 31%. Rimane indietro la candidata del Movimento 5 Stelle, Sara Marcozzi, che raggiunge solo il 20%. Nulla da fare per il candidato di CasaPound Flajani che non raggiunge nemmeno lo 0,50%. Netto risultato, affluenza però in forte calo. Nel complesso, si sono recati alle urne 1.211.204 elettori, pari al 53,12%. Rispetto alle elezioni regionali del 2014, l’affluenza è infatti calata di circa l’8% (allora l’affluenza raggiunse il 61,56%) e di 22 punti rispetto alle Politiche 2018 (75,3%).

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Il Centrodestra stravince in Abruzzo

La coalizione di centrodestra ottiene una vittoria schiacciante conquistando più del 48% dei suffragi. Il risultato elettorale è stato ancora più netto di quello di cinque anni fa quando il PD vinse ottenendo il 46%. Questi dati sembrano confermare gli ultimi sondaggi, che vedono la Lega come primo partito a livello nazionale. In questa tornata elettorale, la Lega di Salvini stacca di parecchi punti anche gli altri partiti della coalizione ottenendo il 28% dei voti, mentre Forza Italia raggiunge il 9% e Fratelli d’Italia il 7% non riuscendo a sfruttare appieno il traino della candidatura di un proprio esponente a Presidente.

La sconfitta del Movimento 5 Stelle

Nonostante il sorprendente risultato della Lega, la notizia più rilevante di queste elezioni è il doloroso crollo di consensi per il Movimento 5 Stelle. La débâcle del movimento è ancora più evidente se confrontata con il risultato delle Politiche del 4 marzo scorso. Infatti, rispetto all’anno scorso, quando il partito aveva ottenuto circa il 40%, la candidata Sara Marcozzi ha ottenuto solo il 20%, confermando le enormi difficoltà a consolidare il proprio radicamento territoriale. Sfuma così, come già accaduto in Sicilia e in Molise, la possibilità per i grillini di guidare la loro prima regione.

Il Centrosinistra tiene e si afferma seconda forza regionale

Non crolla invece, come molti si sarebbero aspettati, il centrosinistra. Il candidato Giovanni Legnini è riuscito ad ottenere il 31% dei voti, a testimonianza quantomeno del radicamento territoriale dei partiti e dei movimenti della coalizione di centrosinistra. Il centrosinistra dunque sembra in ripresa, soprattutto comparando i risultati in Abruzzo con quelli delle scorse Politiche, quando il Pd a trazione renziana aveva ottenuto nella regione solo il 17%.

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Il sistema elettorale abruzzese prevede un sistema elettorale proporzionale con soglie di sbarramento (al 4% per le liste non coalizzate e del 2% per quelle inserite all’interno di una coalizione) e premio di maggioranza per la lista (o le liste) che appoggiano il candidato governatore vincente. Il premio garantisce alla lista, o coalizione di liste, che sostiene il candidato governatore vincente, un numero minimo di 17 seggi (ovvero circa il 60%). Al fine di garantire la rappresentanza minima delle opposizioni, le liste vincenti non possono ottenere più di 19 seggi (ovvero il 65%). Viene eletto Presidente, il candidato che raccoglie il maggior numero di voti validi, mentre il candidato presidente secondo classificato entra di diritto in Consiglio regionale, formato da altri 29 componenti che vengono eletti nelle quattro circoscrizioni regionali. Il sistema esclude il ballottaggio. È possibile esprimere il voto di doppia preferenza, a condizione che i candidati siano di sesso diverso, e non è valido il voto disgiunto.

La composizione del Consiglio Regionale

In seguito allo spoglio in tutti i 305 comuni abruzzesi, si inizia a delineare la composizione del Consiglio Regionale che sarà composto da 8 consiglieri eletti nella provincia di Chieti e da 7 per le altre tre. La maggioranza di centrodestra può contare su 18 consiglieri contando anche il neo eletto Presidente Marco Marsilio, mentre i partiti all’opposizione potranno contare su 13 consiglieri.

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Il neoeletto Presidente potrà contare nominalmente su una maggioranza di 18 consiglieri. La maggior parte di questi, ben 10, provengono dalle file della Lega, mentre solamente 3 da quelle di Forza Italia. Il partito di Berlusconi esce consiglio_abruzzo.pngnotevolmente indebolito rispetto alle precedenti regionali. Infine, sono tre i consiglieri eletti da Fratelli d’Italia (compreso il Presidente) e solamente uno ciascuno per il movimento civico di ispirazione liberale Azione Politica e per il cartello elettorale formato da Udc-Dc-IdeA. Proprio Marianna Scoccia, la consigliera eletta con Udc-Dc-IdeA, è al centro di una querelle in quanto, pur venendo da passate esperienze amministrative per il centrodestra, pesa su di lei il legame personale con l’ex assessore di D’Alfonso, Andrea Gerosolimo.

Per quanto riguarda le opposizioni, il centrosinistra, capeggiato dal candidato presidente giunto secondo, Giovanni Legnini, è riuscito ad eleggere 4 consiglieri, 3 del Partito Democratico e uno rispettivamente della lista Legnini Presidente e Abruzzo in comune.

Il Movimento 5 Stelle, che anche questa volta ha scelto di concorrere senza stringere alcuna alleanza preelettorale, ha eletto 7 consiglieri, conquistando un membro in più rispetto alle precedenti elezioni. Il M5S è comunque il secondo partito più rappresentato in aula.

Il Commento di Nomos

Come accaduto negli scorsi mesi per le Regionali in Molise, Friuli Venezia - Giulia e Trentino - Alto Adige, dalle consultazioni elettorali abruzzesi è possibile individuare alcuni trend validi anche a livello nazionale, nonostante la bassa affluenza. Il tema più importante riguarda la tenuta del governo gialloverde: il risultato clamoroso della Lega e quello sotto le aspettative del M5S potrebbe comportare una rimodulazione dei rapporti all’interno della maggioranza. A questo proposito, sarà indicativo il risultato delle imminenti Regionali in Sardegna e Basilicata per capire se avverrà o meno un rimpasto di governo prima delle Europee del 26 maggio. Dal lato delle opposizioni, invece, il Pd si trova davanti al proverbiale “bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno” in quanto ha perso le elezioni rimediando 17 punti di svantaggio rispetto a Marco Marsilio ma ha beneficiato dei voti recuperati dalle civiche in appoggio a Legnini e dalla natura inclusiva della coalizione, mostrando che il bipolarismo centrodestra/centrosinistra è ancora il modello di competizione elettorale prevalente nelle elezioni amministrative. Per quanto riguarda, invece, i due partiti minori del centrodestra, la situazione è ambigua: Forza Italia, andando sotto il 10%, certifica la propria involuzione, mentre Fratelli d’Italia può festeggiare un risultato superiore al dato nazionale.

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